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Open day riservati

In questo periodo per motivi di sicurezza non sono previsti “open day” pubblici, pertanto….

Se vuoi scoprire la nostra scuola di persona, puoi telefonarci o scriverci e saremo lieti di fissare un appuntamento presso la nostra struttura, per un colloquio e una visita a te riservata.

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I giorni della merla

Volevamo condividere alcune immagini di ciò che hanno realizzato i bambini della scuola all’interno del parco.

In occasione dei giorni considerati per tradizione i più freddi dell’anno… fantasia e immaginazione all’opera:

Una capanna per ripararsi nei giorni della merla …. realizzata con alcuni rami potati nei giorni scorsi.

Riuso, riciclo… e gioco!

In copertina un disegno di Antonella Galvani
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Candelora

Articolo ricevuto dalla Fondazione Le Madri

La Festa della luce

Il 2 Febbraio viene celebrata la festa della Candelora. Questa ricorrenza si trova perfettamente a metà tra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera. È una fase di passaggio che anticipa l’arrivo della Primavera; anche se ci si trova ancora nel pieno della stagione invernale, da questo periodo è possibile intravedere l’arrivo del risveglio primaverile anche in virtù del prolungamento delle giornate. Ciò che era pienamente dormiente inizia dunque a dare segnali di risveglio.

Questa festività viene celebrata esattamente 40 giorni dopo il Natale, ed è anch’essa una ricorrenza legata alla luce. L’origine arcaica della Candelora riporta altresì ad una fase di purificazione che anticamente era svolta nel mese di Febbraio. In questa epoca dell’anno è possibile iniziare la raccolta delle tipiche erbe primaverili ad azione depurativa (soprattutto nelle Regioni del Centro e del Sud Italia). Si tratta di erbe per le quali si raccolgono le rosette basali con l’obiettivo di utilizzarle poi nell’alimentazione al fine di depurare l’organismo (in particolare il fegato appesantito dalla dieta invernale). Le rosette basali sono foglie disposte a raggera caratteristiche dello sviluppo primaverile di molte erbe; su tutte vi sono le cicorie primaverili note per la loro azione depurativa e disintossicante. L’azione purificatrice è tipica dell’elemento acqua in quanto tale, e la ritroviamo anche nelle specie vegetali che ne incarnano l’archetipo. Tipiche erbe primaverili depurative (foglie) possono essere il Tarassaco, le Cicorie, l’Ortica e la Piantaggine.

Un’altra importante ricorrenza di questa fase annuale (che anticipa la Candelora) cade il 17 Gennaio ed è quella di Sant’Antonio. Nella religione cosmica riti e tradizioni di questo periodo hanno radici profonde nel mondo rurale e contadino legate al culto della vita, alla fertilità, alla germinazione dei semi ed alla salute del bestiame.

Anche lo stesso Sant’Antonio veniva associato a riti purificatori legati al fuoco, ed è inoltre il Santo portatore del fuoco in quanto simbolo di vita (il fuoco illumina e riscalda).

Per quanto riguarda la Candelora si tratta di un momento di passaggio che anticipa la fase di espansione primaverile, durante la quale si manifestano al massimo grado sviluppo e crescita della vegetazione (e dunque la ripresa della vita).

Anche la celebrazione del Carnevale sancisce una sorta di “liberazione” dalla morsa e dai rigori dell’inverno. In epoche passate, quando certe comodità non erano così diffuse, questa fase era vissuta con grande gioia proprio perché ci si lasciava alle spalle il periodo più critico dell’anno.

Si tratta di celebrazioni che guardano ad un futuro luminoso, colorito e dinamico incarnato dalla fase primaverile-estiva. Anticamente il Carnevale celebrava anche la ricreazione del Cosmo dopo il periodo di letargo e staticità invernale

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Tempo d’Avvento

Le feste dell’anno si svolgono nel flusso del tempo. Noi possiamo aiutare i nostri bambini avviandoli in questo flusso del tempo che ha a che fare con il movimento e con il gesto. È proprio attraverso il gesto, il fare che il bambino si educa, cogliendo l’interiorità dell’adulto che il bambino vuole imitare.

Il bambino è movimento e l’adulto può “celebrare” le feste de l’anno che si ripetono con un ritmo uguale, cambiando qualche piccola cosa nella loro preparazione, in modo da rinnovare, ricreare a nuovo ogni volta.

L’evoluzione umana è un cammino, è una via al rinnovamento ed il Natale è la festa della “trasformazione”. L’uomo può ricevere nuovi impulsi spirituali se, celebrando le feste, si mette in contatto col cosmo; sole, luna e stelle stanno intorno al presepe perché nasce a mezzanotte il Bimbo-Sole. Questa festa è connessa con le nostre forze solari che sono il centro del nostro cuore ed il Natale è la festa che, come uomini, ci riunisce nel cuore, nell’amore attraverso la luce ed il calore dei nostri pensieri. Celebrare una festa con i nostri bambini significa mettere le basi per il futuro, perché la festa è un elemento sociale; solo · là il bambino vede i suoi genitori ed i maestri uniti nel preparare e nel festeggiare e percepisce che non c’è una separazione fra casa e scuola.

Le famiglie si riuniscono e si ritrovano attorno a questa Nascita e nel presepe troviamo pietre, animali, piante, uomini ma anche angeli ed altri esseri spirituali ed elementi cosmici; avviene una fecondazione reciproca come tra terra e cielo.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di lavorare con le forze solari del ritmo che in noi hanno la base fisica nel cuore e nel sistema della respirazione abbiamo bisogno di lavorare con l’arte, di ritmi di vita sani, di socialità, perché tutto concorre a portare l’uomo, nel vivere quotidiano, ad isolarsi e ad ammalarsi (non solo fisicamente).

Anche la festa ha un aspetto ritmico, la preparazione, allo svolgimento e il riordino sono tre fasi di cui la festa vera e propria è quella che occupa meno tempo. Per la festa ci devono essere tre cose, un cibo per il fisico (dolcetti, pane…), le decorazioni per l’anima, dei versi ed una fiamma (di cera vera) per lo spirito. Ma il Natale porta in sé anche tre gesti dell’anima particolari: ascoltare – cullare – donare.

Nel periodo dell’Avvento c’è un “ascoltare” in silenzio “ascoltare prima di vedere”; questa è la grandezza della terra assecondata dal cosmo e si sente nella quiete del cuore che qualcosa sta per avvenire.

Il secondo gesto è il “cullare”; con questa Nascita ed in ogni nascita, tutti cullano il bambino. Questo è un gesto archetipico che è salutare per il bambino che vive e cerca il ritmo.

Il terzo è il “donare”; donare col cuore cose che hanno senso e che noi abbiamo creato, cose semplici e più preziose. Perché donare? Perché ci è stato fatto il grande dono nel giorno di Natale di tanto tempo fa; con la nascita del Cristo l’uomo ha gradatamente conquistato la libertà di un pensiero autonomo e cosciente, cosa di cui prima non disponeva.

Nel periodo dell’Avvento c’è una tradizione del calendario con 24 porticine che giornalmente si aprono con i bambini; ogni giorno c’è un’immagine che porta passo passo alla completezza della nascita del bambino. Cosa significa questo calendario per noi? In questo periodo la separazione fra cielo e terra, tra uomini terreni ed esseri spirituali non è così netta; le porte delle stelle sono socchiuse e l’uomo le può aprire – se vuole – se si mette nella giusta disposizione. Noi ci rivolgiamo verso l’alto, ma anche da lassù, dal buio invernale, ogni giorno si apre a noi una luce e gli spiriti buoni ci guardano oltre l’oscurità e ci dicono:

“Non disperare, non sei solo!”

A Natale il cielo stellato si riflette nella terra come nelle acque calme di un lago e se l’anima dell’uomo, nella quiete interiore, diviene una culla, come fa la madre terra per ricevere il Bambino, allora anche nel nostro cuore avviene una nuova nascita.

Dopo l’Avvento abbiamo un periodo speciale di dodici notti; tra il Natale del Bambino e l’Epifania, dove i nostri pensieri e le nostre domande vengono sentile ed accolte e, se sappiamo “ascoltare”, forse … ci arrivano anche le risposte.

Rosa Maria Peternelli

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Come nacque il giardino d’Avvento

Là nel bosco, molto lontano dalla città, in un luogo isolato, abitava un eremita chiamato dalla gente padre Jacopo. Si era allontanato dalla valle, perché là c’era troppo rumore e troppa confusione. Sulla montagna c’era silenzio, attorno a lui vivevano gli animali: essi presto ebbero fiducia in lui, ed egli imparò con gli anni a capire il loro linguaggio. Raramente si incontrava con delle persone.
Certe volte, se qualcuno si ammalava veniva chiamato l’eremita: egli portava delle erbe miracolose che aveva raccolto nel bosco. Padre Jacopo aveva anche una capra con la quale andava spesso nel bosco. Durante il cammino trovava piante ed erbe strane, che portava a casa e se le metteva nel suo giardino fiorito.
D’estate quando fiorivano le rose selvatiche, il suo giardino si trasformava in un luminoso tappeto di colori. Allora accadeva, talvolta, che i bambini del villaggio vicino, andavano da lui per ascoltare strane storie che egli sapeva raccontare.
Si era vicini al periodo di Natale, ed un giorno si scatenò una forte tempesta sul paese. Il temporale fece fragore con tuoni e fulmini, così che padre Jacopo temette la fine del mondo. Egli sapeva fin troppo bene che il cielo reagiva al comportamento degli uomini.
Il periodo natalizio stava per iniziare, ma la gente faceva chiasso ed era indaffarata in quelle città piene di luci abbaglianti e non pensava più al periodo santo in cui si sarebbe festeggiato il Natale.
La tempesta fuori infuriava sempre più, così che padre Jacopo pensava che la sua capanna venisse spazzata via. Aveva portato la capra in casa sua, con sé, perché belava pietosamente e ora stava rannicchiata in un angolo impaurita.
Padre Jacopo s’inginocchiò e cominciò a pregare. Gli parve di sentire una vocina, che aveva già sentito durante la sua fanciullezza. La vocina disse: “Padre Jacopo, i bambini hanno bisogno di un giardino d’avvento.”
Padre Jacopo si sbalordì. Un giardino d’avvento? Che cos’era? E mentre stava pensando, vide improvvisamente una piccola serpe verde avanzare strisciando nella sua stanza. Aveva sulla testa una coroncina scintillante e sulla schiena tanti puntini luminosi che sprigionavano una luce fievole.
Meravigliato, egli le domandò da dove venisse e lei così parlò: “Tu non mi conosci, ma io sì, perché ho ascoltato le tue storie in giardino sotto il rosaio selvatico.”
“Dimmi, da dove ti vengono questi puntini luminosi che hai sulla schiena ?” proseguì padre Jacopo. “ Accade così ” rispose la serpe “Ogni volta che un bambino compie una buona azione brilla una pietra preziosa sulla mia schiena.” Allora padre Jacopo si ricordò cosa gli aveva appena detto la vocina, e domandò alla serpe: “I bambini hanno bisogno di un giardino d’avvento, ma io non so come deve essere. Non ne ho mai visti!”. La serpe disse: “Guardami”, e
cominciò ad arrotolarsi come un guscio di chiocciola, nel centro alzò la testa e sul capo una corona brillava e scintillava. Ora il vecchio sapeva come doveva essere un giardino d’avvento. Però, mentre si alzò per ringraziare la serpe, essa era già sparita.
L’eremita si accorse che il temporale era cessato e quando andò alla porta vide che tutto il bosco era coperto da una bianca coltre di neve.
Ora padre Jacopo sapeva cosa doveva fare. Il mattino dopo indossò i suoi grossi e caldi stivali col pelo, si coprì col mantello e si mise in cammino verso la valle.
Lasciò una larga impronta schiacciando la neve fresca. Arrivato al villaggio, andò di porta in porta e pregò la gente di dargli delle candele e delle mele.
La gente si meravigliò tanto, ma diede quanto lui chiedeva e in cambio per ringraziarli diede un po’ delle sue erbe miracolose che aveva raccolto durante l’estate. Ad una persona chiese una candela molto grossa e disse: “La prima domenica d’avvento i vostri bambini potranno venire da me nel bosco verso sera, ma solo i bambini.” Potete immaginare la loro gioia!
Essi volevano molto bene a padre Jacopo, però erano anche curiosi di sapere cosa poteva esserci d’inverno presso la sua dimora.
Padre Jacopo tornò nel bosco e là, dove la neve non era mai così alta, raccolse muschio e rami d’abete. Vuotò la sua capanna e formò con essi un grande guscio di chiocciola. Poi pose la candela grossa nel centro e intorno distribuì le piccole candele.
I bambini, impazienti per l’attesa, si misero in cammino contenti. Prima allegri e
chiacchierini, poi man mano che si avvicinarono divennero più silenziosi. Quando arrivarono, la capanna dell’eremita era trasformata in un giardino nel quale brillava una chiara e calda luce. Tutti poterono accendere una candela e portarla fuori, nel buio.
Da allora, tutti gli anni, nel periodo natalizio, i bambini vanno da padre Jacopo.

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La bambina con la lanterna

C’era una volta una bambina, che aveva una piccola chiara lanterna e la portava sempre con sé lungo le vie. La bimba se ne andava così contenta, cantando la sua canzone:

Ed ecco Soffia e spira il vento:
la piccola luce, ohimè, ha spento.

“Oh”, gridò la bambina, “Chi riaccenderà la mia lanterna?”
Si guardò intorno, ma non c’era nessuno.

Chi tra le fronde fruscia,
che tra l’erbetta viene,
chi scivola pian piano?
Uno spinoso compagno.

“Oh, caro riccio” disse la bambina “Il vento ha spento la mia lanterna, chi riaccenderà il mio lume?”

“Io non so che fare,
altri dovrai interrogare.
Non posso restare,
a casa dai miei piccoli devo andare!.
Chi brontola lì nascosto?
E’ Zonzo, l’orso.

“Oh, caro orso”, disse la bambina “Il vento ha spento la mia lanterna, tu sai chi riaccenderà il mio lume?”

Scuote l’orso il grosso capo
E il lungo pelo.
“Io non so che fare,
altri dovrai interrogare.
Sonno ho, a dormire vò.
Zon zon, zon zon, zon zò

Chi striscia silenziosa
E di soppiatto avanza?
Una volpe viene pianino,
poi solleva fiutando il nasino
e dice alla cara bambina:
“Nel bosco che fai?
Torna presto a casa, sai.
Io voglio strisciare e la preda aspettare,
il topo mi farai scappare!”

Allora la bambina si sedette su una pietra e cominciò a piangere:

“Nessuno mi vuole aiutare?”

L’udirono le stelle che dissero:

“Il caro sole devi interrogare,
il sole lucente ti saprà aiutare”.

La bimba si fece nuovamente coraggio e proseguì il suo cammino.

Finalmente giunse ad una casetta. Dentro sedeva una vecchietta che faceva ronzare la ruota del suo filatoio. La bambina bussò e chiese: ”Tu conosci la via che porta al sole? Vorresti venire con me?”.
La vecchina rispose:

“Io devo la ruota far girare,
la bianca lana filare e filare.
Ma riposati un po’ da me,
lungo è ancora il tuo cammino.

La bambina entrò e si sedette.
Dopo che si fu riposata prese la sua lanterna e proseguì.
Di nuovo giunse ad una casetta. Dentro sedeva il vecchio calzolaio e batteva il martello sulle scarpe.
“Buongiorno caro calzolaio, tu conosci la via che porta al sole? Vorresti venire con me?”
“Oh, mi dispiace” rispose il calzolaio” ho ancora molte scarpe che attendono di essere ricucite.
Ma riposati un po’ da me, lungo è ancora il tuo cammino”.

Dopo essersi riposata la bambina prese la sua lanterna e proseguì.
Finalmente vide in lontananza un alto monte.
“Lassù’, certo, abita il sole”.
Pensò fra se e si mise a correre come un cerbiatto.
Incontrò un bambino che giocava con una pallina.
“Vieni con me” gridò la bambina “andiamo alla casa del sole!”
Ma il bambino preferiva giocare con la sua palla e corse via saltellando.
La bambina proseguì tutta sola e salì, salì, salì sempre più’ in alto sul monte. Ma anche lassù’ non trovò il sole.

“Aspetterò qua” pensò “ finché il sole verrà”.
Si sedette per terra, e poiché era tanto stanca per il lungo camminare, le si chiusero gli occhi e si addormentò.

Ma il sole aveva scorto già da lungo tempo la bambina, e quando calò la sera, si chinò sul monte e accese la piccola lanterna.

La bambina si svegliò:” Oh, la mia lanterna splende di nuovo” gridò.
Saltò in piedi e si rimise, felice, in cammino.

Incontrò il bambino, che le disse:” Ho perso la mia pallina e non riesco più’ a trovarla”.
“Ti farò luce” disse la bambina.
“Ecco qua” gridò il bambino e riprese, felice, a giocare.

La bambina corse giù’ nella valle, fino alla casa del calzolaio.
Il vecchio calzolaio sedeva triste nella sua stanzina, davanti al suo deschetto:
“Il mio fuoco si è spento e le mie mani sono intorpidite dal freddo.
Non posso più’ ricucire le scarpe”.
“Io riaccenderò il tuo fuoco” disse la bambina.
Il calzolaio si riscaldò le mani e riprese a battere e ricucire le scarpe.

La bambina proseguì e si inoltrò nel bosco.
Giunse alla casetta della vecchina. Nella sua stanza era buio.
“Il mio lume si è consumato” disse la vecchina “ e da tempo non posso più’ filare”.
“Ti accenderò un nuovo lume”, disse con gioia la bambina.
La vecchietta si sedette al filatoio e filò, filò un lungo filo sottile.

La bambina giunse sui verdi prati e tutte le bestioline si svegliarono al chiarore della sua lanterna.
La volpe sollevò il nasino e strizzo gli occhietti davanti al lume.
Zonzo, l’orso, si mise a brontolare e si ritirò ancor più’ nella sua caverna invernale.
Il riccio strisciò curioso fra l’erba e disse: ”Ma cosa sarà questa grossa lucciola?”
Non era una lucciola, ma la lanterna.
La bambina tornò felice verso casa, cantando la sua canzone.

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Attenzione: chiusura centro estivo

Gentili famiglie,

è con rammarico che dobbiamo comunicarvi che quest’anno il nostro centro estivo non avrà luogo.

Speriamo in un futuro migliore e sperando di potervi accogliere tutti il prossimo anno!

Vi auguriamo una buona estate, cordialmente

la segreteria

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Le storie di Nuovasafio – Il fagiano

La storia di un fagiano che salvò una zucchina e di una zucchina che salvò un fagiano.

C’ERA UN TEMPO, IN UNA FATTORIA NELLA VALLE DI NUOVA SAFIO, UNA COPPIA DI FAGIANI CHE AVEVA APPENA AVUTO DEI PICCOLI.
CE N’ERA UNO MOLTO CURIOSO CHE SEMPRE CHIEDEVA ALLA SUA MAMMA:
“MAMMA COSA C’E’ OLTRE I CANCELLO?”
“CARO FIGLIOLO- RISPONDEVA LA MAMMA- NON E’ ANCORA L’ORA PER TE DI ANDARE A VISITARE IL MONDO, DEVI ASPETTARE.

I GIORNI PASSAVANO E LA CURIOSITÀ’ DEL PICCOLO FAGIANO SI FACEVA SEMPRE PIÙ’ FORTE. UN GIORNO, APPROFITTANDO DELLA DISTRAZIONE DEL FATTORE CHE AVEVA LASCIATO IL CANCELLO APERTO, SCAPPO’ FUORI “SONO NEL MONDO FINALMENTE! ” PENSO’ TRA SE’.

PRESE LA GRANDE STRADA E COMINCIO’ A CAMMINARE “TANTO STASERA TORNO E NESSUNO LO SAPRÀ’”.
CAMMINA …..CAMMINA IL SOLE ERA ALTO NEL CIELO E FACEVA MOLTO CALDO E IL PICCOLO SI RIFUGIO’ ALL’OMBRA DI UN CESPUGLIO A LATO DELLA STRADA.
“ASPETTERÒ’ CHE CALI IL SOLE POI TORNO A CASA” SI DISSE.

MENTRE SE NE STAVA ALL’OMBRA UDI’ UN PARLOTTARE SOMMESSO E SI SPOSTO’ PER VEDERE CHI CI FOSSE E VIDE DUE ONDINE, LE FATE DELL’ACQUA, CHE PARLAVANO TRA DI LORO “ QUEST’ANNO NON PIOVE MAI, COME FARANNO I SEMI?” DICEVA UNA” NON RIUSCIREMO A PORTARE L’ACQUA A TUTTI, LO SPIRITO BUONO DEL TEMPO CI HA DETTO DI AVER FIDUCIA MA NON CAPISCO PROPRIO COME RISOLVEREMO IL PROBLEMA DEI SEMI DI QUESTO CAMPO. NOI NON RIUSCIAMO A PORTARE ACQUA ANCHE A LORO.
E GLI UOMINI NON AVRANNO LE LORO PIANTE A PRIMAVERA…” IL FAGIANO SI SENTI’ D’ INTERVENIRE” VI AIUTO IO, DITEMI COME FARE!” “ SEI GENTILE” RISPOSERO LE ONDINE “ MA COME MAI SEI QUI? SEI ANCORA TROPPO PICCOLO PER USCIRE DA SOLO, POTREBBE ESSERE PERICOLOSO PER TE!” “SI’ LO SO- RISPOSE IL FAGIANO- APPENA FA PIÙ’ FRESCO TORNO A CASA; VEDETE ABITO LAGGIÙ” DISSE INDICANDO LA FATTORIA “MA ADESSO VOGLIO AIUTARVI DITEMI COME FARE”.

“COME VUOI PURCHÉ’ TU STASERA TORNI A CASA, CI SONO DEI DRAGHI CHE CERCANO DI PRENDERE DEI PICCOLI COME TE…COMUNQUE GUARDA LI’ FUORI: IL CONTADINO HA PIANTATO DEI SEMI DI ZUCCHINE CHE PERO’, SE NON AVRANNO DELL’ACQUA, NON RIUSCIRANNO A GERMOGLIARE. NELLO STAGNO CHE VEDI IN FONDO ALLA STRADA C’È L’ACQUA, BISOGNA PORTARNE UN POCHINO A TUTTI.”

“BENE “ DISSE IL PICCOLO FAGIANO “VADO” “ MA…..” LE ONDINE NON RIUSCIRONO A FINIRE IL LORO DISCORSO CHE IL PICCOLO ERA GIÀ’ PARTITO SVOLAZZANDO VERSO LO STAGNO. “COME FARA’ A PORTARE L’ACQUA? “SI CHIESERO LE ONDINE. LO SPIRITO BUONO DEL TEMPO APPARVE LORO ACCANTO “NON VI PREOCCUPATE CI SARÒ’ IO ACCANTO A QUEL PICCOLO DAL CUORE BUONO E CORAGGIOSO”.

IL FAGIANO ARRIVO’ ALLO STAGNO MA NON C’ERA NULLA DA USARE PER PORTARE L’ACQUA AL CAMPO “MA HO IL MIO BECCO” PENSO’ E CON IL SUO PICCOLO BECCO PRESE DELL’ACQUA SVOLAZZO’ VERSO IL CAMPO E LASCIO CADERE DELL’ACQUA SU OGNI PICCOLO SEME E SENTI’….O GLI SEMBRO’ DI SENTIRE UN FIEVOLE “….GRAZIE” PROVENIRE DAI SEMI.

IL CORAGGIOSO FAGIANO PER TUTTO IL RESTO DELLA GIORNATA PORTÒ CON IL SUO PICCOLO BECCO L’ACQUA AI SEMI, MA IL CAMPO ERA GRANDE E I SEMI TANTI E A SERA, TROPPO STANCO PER TORNARE A CASA, SI ADDORMENTO’ SOTTO UN CESPUGLIO. ALLE PRIME LUCI DEL GIORNO SI SVEGLIÒ E RIPRESE IL SUO LAVORO PER TUTTA LA GIORNATA E LA SUCCESSIVA ANCORA FINCHÉ NON EBBE PORTATO DELL’ACQUA A TUTTI I SEMI.
“DOPO TRE GIORNI DI LAVORO OGGI POSSO TORNARE A CASA PERCHÉ’ LA MIA MAMMA SARA’ IN PENSIERO” SI DISSE.

TORNÒ A CASA DALLA SUA MAMMA, DAL SUO PAPA’ E DAI SUOI FRATELLI CHE FURONO FELICISSIMI DI VEDERLO, RACCONTÒ LA SUA AVVENTURA E DISSE CHE SAREBBE TORNATO DAI PICCOLI SEMI IL GIORNO DOPO. A NULLA VALSERO LE PAROLE DEI SUOI FAMILIARI PER DISSUADERLO. LUI RITORNO’ E CONTINUÒ A PORTARE L’ACQUA AI SEMI FINCHÈ NON VIDE CHE STAVANO SPUNTANDO LE PRIME FOGLIOLINE AD OGNUNO “TRA UN PO’ NON AVRANNO PIÙ BISOGNO DI ME ” PENSAVA”E POTRÒ TORNARE A CASA DEFINITIVAMENTE”

UN GIORNO, AVEVA QUASI FINITO IL SUO LAVORO, LE ZUCCHINE AVEVANO DELLE BELLE FOGLIE E STAVANO SPUNTANDO I PRIMI FIORI,QUANDO VIDE DEI GRANDI UCCELLI ALL’ORIZZONTE E UDI’ IL SUONO DI UN CORNO PERCORRERE LA VALLE, COME GLI UCCELLI SI AVVICINARONO SI ACCORSE CHE ERANO DEI DRAGHI UNO DEI DUE TRATTENEVA UNA GRANDE RETE CON GLI ARTIGLI, UNA GRANDE RETE DOVE C’ERANO TANTI PICCOLI CUCCIOLI DI VARIE SPECIE . IL FAGIANO SI RICORDÒ DELLE PAROLE DELLA MAMMA E CAPÌ CHE ERA IN PERICOLO, CORSE VERSO IL CAMPO GRIDANDO ” AIUTO QUALCUNO MI AIUTI” “COSA TI ACCADE PICCOLO AMICO” CHIESERO LE ZUCCHINE “ CI SONO I DRAGHI CHE VOGLIO PRENDERMI E NON RIESCO A TORNARE A CASA COME FACCIO?” “CI PENSIAMO NOI DISSERO LE PIANTE” “ANCHE NOI” AGGIUNSERO ARRIVANDO LE ONDINE DELL’ACQUA CON I LORO VELI COLMI D’ACQUA CHE RIVERSARONO SUL CAMPO “LO SPIRITO DEL TEMPO CI HA AVVISATE CHE IL PICCOLO AVEVA NECESSITA’ DI AIUTO E CI HA DETTO COSA FARE” TUTTO IL CAMPO PRESE FORZA E FECE CRESCERE A DISMISURA LE FOGLIE DEGLI ZUCCHINI COPRENDOLE DI PICCOLISSIME SPINE SOTTILI.

“OH…….COME AVETE FATTO” “NON CI PENSARE” RISPOSERO LE PIANTE “LO SPIRITO BUONO DEL TEMPO AIUTA SEMPRE CHI HA NECESSITA’’ VIENI, NASCONDITI QUI, LE FOGLIE TI COPRIRANNO” “ MA SONO TROPPO BASSE E IO SONO PIÙ’ ALTO DI LORO: VEDRANNO LA MIA TESTA” “NO -RISPOSERO LE ZUCCHINE- ACCUCCIATI TRA DI NOI, ALZA LA TESTA E APRI IL TUO BECCO GIALLO: PENSERANNO CHE SIA UN NOSTRO FIORE!” “BENE PROVIAMO” IL PICCOLO ENTRÒ NEL CAMPO CHE SI ERA RICOPERTO DI GRANDI FOGLIE, SI
FECE PICCOLO…PICCOLO…ALZÒ LA TESTA VERSO IL CIELO CON IL BECCO APERTO E IL CUORE IN TUMULTO PER LA PAURA. “ASCOLTERÒ’ SEMPRE LA MIA MAMMA DA DOMANI”.

NEL FRATTEMPO ERANO ARRIVATI I DRAGHI CON LA GRANDE RETE, “GUARDA QUEL CAMPO: COSA SONO” “ NON LO SO, ANDIAMO A VEDERE, FORSE TROVIAMO QUALCOSA LI’ IN MEZZO” I DRAGHI SCESERO, POSARONO LA RETE E CERCARONO DI ENTRARE NEL CAMPO.” MA PUNGONO…….NESSUNO POTREBBE ENTRARE E POI GUARDA CI SONO SOLO FIORI GIALLI E NEANCHE UN FRUTTO…. CHISSÀ COS’E’… ANDIAMO VIA”
SI GIRARONO PER RIPRENDERE IL LORO CARICO DI CUCCIOLI, MA LO SPIRITO DEL TEMPO LI AVEVA PRECEDUTI PORTANDO VIA LA RETE E I PICCOLI STAVANO RITORNANDO ALLE LORO CASE.
IN QUEL MENTRE SOPRAGGIUNSE IL PRINCIPE MICHELE CHE CON DUE COLPI DI SPADA UCCISE I DRAGHI.
DA QUEL LONTANO GIORNO LA PIANTA DELLO ZUCCHINO HA DELLE FOGLIE GRANDI RICOPERTE DA PICCOLI PELI PUNGENTI PER RICORDARE LA GENEROSITÀ DEL PICCOLO FAGIANO.
Severina Mulazzi
01.05.2020